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AZIONE POETICA N.6

I greci usavano diversi termini per definire il tempo. 
Chronos per indicare lo scorrere degli anni, il tempo cronologico, sequenziale.
Eniautos veniva usato per indicare un anno, cioè un tempo fisso, definito.
Aiòn indicava invece il tempo eterno, il tempo trascendente, assoluto. 
Kairos infine significava “il momento giusto”, “opportuno” o “momento supremo”.
Nella mitologia greca Chronos era un Titano e veniva rappresentato come un gigante che divora i propri figli. Fu spodestato da uno di loro: Zeus. 
Kairos invece, che di Zeus era il più giovane dei figli, veniva rappresentato come un giovane con ali ai piedi, la nuca calva e un lungo ciuffo di capelli sulla fronte. 

«In Fisica Aristotele fa una distinzione tra il Tempo e i singoli momenti che descrive come il presente. I singoli momenti sono come gli atomi di Aristotele, indivisibili, unità indistruttibili. Ma il tempo è la linea retta che li collega».
Come scrive Osmar Pamuk ne Il museo dell’innocenza, «La mia vita mi ha insegnato che ricordare il Tempo, quella linea che collega tutti gli istanti che Aristotele chiamava presente, è per la maggior parte di noi doloroso.» 
Questa linea del tempo che tanto ci angoscia viene insegnata nei primi anni di scuola, come ho riscoperto recentemente frequentandola in qualità di maestro.  
Per questo si legge spesso nei libri di meditazione “imparate dai bambini che stanno sempre nel presente”. 
È facile per loro, non conoscono altro tempo.

Anche i fisici prendono molto seriamente il tempo, ma ne sono più incuriositi che angosciati. 
Studiando fisica si scopre che la differenza tra passato e futuro è dovuta all’entropia, ossia all’irreversibile andare del calore in una sola direzione, da uno stato ordinato in cui le molecole sono ferme ad uno disordinato in cui si mettono ad  agitarsi e urtarsi tra di loro. 
Ma «l’entropia esiste perché descriviamo il mondo in maniera sfocata», scrive il fisico Carlo Rovelli ne L’ordine del tempo. 
«La sfocatura è dovuta al fatto che siamo ignoranti dei dettagli microscopici del mondo. Il tempo della fisica, in ultima analisi» scrive Rovelli «è l’espressione della nostra ignoranza del mondo. Il tempo è l’ignoranza».

Anche i filosofi hanno riflettuto a lungo sul tempo, in quanto parte del mistero in cui si cela l’essere. 
Tra di loro c’è chi contesta perfino il concetto di divenire, ossia il mutare delle cose. Secondo Il filosofo Emanuele Severino, «l’apparire [ciò che noi chiamiamo comunemente realtà] non attesta altro che una successione di eventi. Ad ogni evento ne succede un altro, nel senso che un secondo evento incomincia ad apparire quando il primo non appare più. Ma che ciò che non appare più, non sia nemmeno più, questo l’apparire non lo rivela».
L’esempio portato per illustrare questo pensiero è quello di una pellicola cinematografica: i fotogrammi avanzano mentre guardiamo un film, illudendoci del movimento, ma non scompaiono dalla pellicola.   
Il filosofo invita a ritornare a Parmenide, antecedente ad Aristotele, per il quale l’essere è, e non è possibile che non sia, e il non essere non è, ed è necessario che non sia. E se ciò che è non è possibile che non sia, dice allora il filosofo sottovoce, ciò che è lo è per sempre.

Io credo che esista una dimensione mitica, ossia un luogo senza tempo dove le cose sono solo immaginate.   
In questo luogo mitico due numeri, il quattro e il tre, stanno bruciando uno per l’altro quando arriva il gigante Chronos, che si rivolge a loro con queste parole: “È arrivato il tempo.” 
Il numero delle fondamenta, della stabilità, delle stagioni, dei punti cardinali, si volta verso il numero della trinità che mette in relazione gli opposti, che ne è mescolanza, mediazione. 
“Chronos, il tre vuole rimanere ancora con me” dice il quattro. 
“Einautos” aggiunge il tre.
“Aion” gli replica il quattro. 
“Ciò non è possibile”,  risponde Chronos, “perché tutto è destinato al cambiamento”. 
“E se ci cambiassimo di posizione? domanda il quattro, “Chronos, non è questo un cambiamento?”
“Sì, ma non lo posso permettere.” risponde Chronos. “Non è serioso”.
In quell’attimo piomba dal cielo un giovane con le ali ai piedi. 
“Kairos, e tu cosa ci fai qui?” domanda Chronos.
“Porto un messaggio di Calliope, musa della poesia” risponde Kairos.
“E cosa dice tua sorella?” 
“Che approva il cambio col mio soffio.”

s.e.f., 2024

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